L'AZIENDA AGRICOLA KOCJANČIČ

Addentriamoci ora nelle vicende storiche dei “nostri” Kocjančič. 

Nella seconda metà dell’800, dopo aver preso parte come fante austro-ungarico alla battaglia di Custoza (1866), Ivan Kocjančič si sposò con Vittoria e dalla natia Dolina si trasferì a Kroglje-Crogole. Dal matrimonio nacquero cinque bambini. Si trattava di una famiglia povera che si dedicava all’agricoltura e non avendo campi sufficienti per sfamare tutti, mamma Vittoria si dedicava a preparare il pane che, insieme ad altre donne, vendeva quotidianamente a Trieste. 

Nel 1879 nacque Ivan Kocjančič junior. Poiché doveva aiutare la famiglia nei lavori dei campi e pascolare le mucche, non frequentò regolarmente la scuola elementare, così imparò a leggere e a scrivere durante il servizio militare. Nel 1897, infatti, fu chiamato a servire l’Austria-Ungheria nell’i.r. Marina e si ritrovò a far parte della spedizione internazionale organizzata nel 1900 per sopprimere la rivolta cinese dei boxer, arrivando via mare fino a Pechino. Fu congedato nel 1901 e, tornato a casa, sposò Ana Štranj di Dolina che portò in dote alcune campagne sulle quali anche lui cominciò l’attività di agricoltore. Dal matrimonio nacquero sei figli: due femmine e quattro maschi. Come era accaduto ai genitori, con i terreni che possedeva non riusciva a mantenere tutta la famiglia e così andò a lavorare nella fabbrica “Gaslini” di Zaule, dove si distinse per operosità ed intelligenza, diventando capo operaio. Continuò a coltivare le sue campagne e con i risparmi ne acquistò altre. 

Nel 1914, allo scoppio della Grande Guerra, fu richiamato in Marina, ma nella base di Pola simulò un incidente per essere rinviato a casa. Per punizione fu trasferito nella fanteria e mandato in Galizia, dove si proclamò cuoco pur di evitare le trincee. Ritornato a casa nel 1918, continuò il suo lavoro nella “Gaslini”. Nel 1928, avendo ormai acquistato terreni sufficienti, si licenziò e si dedicò esclusivamente all’amata agricoltura. Il figlio maggiore, Pepi, emigrò in Argentina, perché in quegli anni a Trieste il lavoro scarseggiava. 

Nel frattempo il regime fascista aveva approvato la legge per l’italianizzazione dei cognomi: Ivan Kocjančič di Kroglje, presso Dolina, divenne Giovanni Canziani di Crogole presso San Dorligo della Valle. Ivan, ora Giovanni, era un agricoltore molto attivo, tanto da ricevere numerosi premi e diplomi. Faceva parte della commissione comunale dell’agricoltura, era socio della Comunella-Srenja di Dolina-San Dorligo, dove ricoprì per diversi anni la carica di consigliere e rappresentante locale della Coldiretti. Intanto convolarono a nozze le due figlie, una sposata a Dolina (Ljudmila), l’altra a Bagnoli-Boljunec (Justina). Dei figli maschi, Danilo andò a guerreggiare in Abissinia, mentre Vittorio e Romano furono arruolati nella Regia Marina italiana. Sopravvissero a numerose battaglie e nel settembre 1943, ritornati a casa, andarono a combattere con i partigiani in Slovenia. Danilo morì nel 1945, gli altri due dopo la guerra non vollero saperne della vita contadina, così Vittorio trovò lavoro nella raffineria “Aquila”, ma morì giovane per le conseguenze di una ferita subita nella Resistenza. Romano lavorò per diversi anni nel “Cantiere San Marco”, ma poi decise di emigrare in Argentina, raggiungendo il fratello Pepi nel 1954. 

A continuare il lavoro nell’azienda agricola rimasero così il vecchio nonno Ivan-Giovanni, con la moglie Ana, la nuora Bernarda ed il nipote Vojko. Dopo la morte della moglie Ana nel 1957, Ivan vendette alcuni bovini e una parte delle sue campagne furono coltivate da mezzadri. A 72 anni conseguì la patente di guida e acquistò una delle prime Ape Piaggio prodotte in Italia. Con questo veicolo trasportava a casa i prodotti e si recava a lavorare gli appezzamenti più lontani. Negli anni 1962 e ‘63 l’Ente per la Zona Industriale di Trieste espropriò la maggioranza della pianura che da Dolina scendeva verso Zaule per costruirvi la Zona Industriale e l’oleodotto SIOT. Fu un duro colpo per Ivan al quale furono espropriate numerose campagne che con duro lavoro e abnegazione aveva provveduto ad acquistare durante la sua vita. In particolare lo colpì l’esproprio della vigna detta Kržišče, che fu devastata dalle ruspe solo quindici giorni prima della vendemmia. Alienò tutte le mucche, il vino fu smerciato in osmiza e per la delusione vendette ancora un appezzamento di Crogole, dividendo il ricavato tra i figli. Morì nel 1965 e con volontà testamentarie divise il resto degli appezzamenti tra tutti gli eredi. L’azienda agricola finì. Lasciò la casa natale con l’orto ed un terreno vicino a casa al nipote Vojko Canziani che in seguito ha ottenuto la restituzione del cognome nella forma originaria di Kocjančič.

Vojko Kocjančič è ragioniere e ha lavorato tutta la vita come impiegato. L'orto ed il vigneto erano i suoi hobby preferiti. Dal nonno materno Mirko Komar (anche lui agricoltore) aveva ereditato alcune vigne a Domio, dove ha messo a dimora nel 1985 una quarantina di ulivi di cultivar toscane, oltre alla varietà autoctona Belica-Bianchera. Nel 1995 ha acquistato sotto Prebenico un appezzamento di mezzo ettaro con una cinquantina di vecchie piante di Belica-Bianchera, di cui alcune secolari, ed un vigneto abbandonato.

Nello stesso anno si diploma in ragioneria il figlio Rado, che poco tempo dopo abbandona gli studi di Economia all'Università di Trieste, presta il servizio militare e passa sei mesi in California per imparare correttamente l'inglese. Tornato a casa, decide di voler continuare la tradizione famigliare e fare il contadino, ma non ci sono più abbastanza terreni per ricavarne un reddito adeguato. Perciò, per un anno, lavora presso due cantine nel Collio per apprendere un po’ di pratica enologica, quindi segue i corsi specializzati per potersi iscrivere come agricoltore e consegue il diploma di assaggiatore di olio. 

Nel 1999 Rado Kocjančič inizia a produrre con la propria azienda agricola, prendendo in affitto diverse vigne, rinnovando il vigneto di Domio e, con l’aiuto del padre e del fratello Samo, anche il vigneto di Prebenico, dove completa l’uliveto con ulteriori 80 piante, mentre altre 25 le impianta pure a Crogole. Nel 2000 prende in affitto dalla Srenja (Comunella) di Dolina 10 ettari di pascolo abbandonato sulla collina Brdo-Montedoro. Con l’aiuto dei famigliari impianta 15.000 viti nuove, su circa 3,3 ettari, e ben 600 ulivi su altri 2 ettari. 

L’azienda agricola coltiva così attualmente mezzo ettaro di vigneto proprio, 4,5 ettari vitati su terreni presi in affitto, un ettaro di uliveto su terreni di proprietà e due ettari di uliveto su terreni presi in affitto, per complessivi 900 ulivi. La cantina si trova nella ex stalla di Dolga Krona, in cui l’azienda produce annualmente circa 15.000 bottiglie di vino DOC Carso e 2.000 bottiglie (da mezzo litro) di olio extravergine di oliva DOP Tergeste.